Zero waste: vivere più felici con meno rifiuti

Zero sprechi, zero rifiuti e tanta sostenibilità. È questo l'obiettivo che si pone chi ha cominciato a vivere "zero waste". Si tratta di aziende,...

Ultimo aggiornamento:25/10/2021 10:53:58

Zero sprechi, zero rifiuti e tanta sostenibilità. È questo l'obiettivo che si pone chi ha cominciato a vivere "zero waste". Si tratta di aziende, singoli individui e associazioni che cercano di eliminare, o almeno di ridurre al minimo, la produzione di rifiuti nella loro quotidianità. In particolare, della plastica.

Uno stile di vita completamente green, che nasce grazie alla "Rete zero waste", un sito creato da un gruppo di persone provenienti da tutta Italia con l'obiettivo di fornire consigli, suggerimenti e risorse per chi vuole ridurre il proprio impatto ambientale, produrre meno rifiuti e vivere in maniera più sostenibile.


Per intendersi: cereali, legumi, erbe per infusi, è tutto conservato in barattoli di vetro. In bagno: spazzolini in legno o bambù con le testine intercambiabili al posto di quelli usa e getta, saponette per le mani e per la doccia a sostituire i flaconi, cotton fioc in ferro e panni struccanti. E per i più affini alle formule della biocosmesi, con delle ricette in casa si può produrre da sé il deodorante o il burro di cacao e raggiungere così due obiettivi: evitare gli imballaggi e le sostanze chimiche che si trovano in alcuni prodotti di bellezza non naturali.

Uno stile di vita green

Ma come si fa ad approcciarsi a questo stile di vita? "La Rete è ricca di strumenti in grado di fornire risposte a ogni tipo di perplessità. Per esempio, sul sito c'è una mappa dei mercati e di tutti i punti vendita in Italia dove si può acquistare sfuso. La "spesa alla spina" è una parte importante della scelta zero waste. Bisogna portare con sé le proprie buste, i contenitori in vetro o utilizzare il vuoto a rendere" spiega Sara Mancabelli, tra le fondatrici del portale. La forza della piattaforma è anche la distribuzione sul territorio. "Siamo in 25 città di Italia con i nostri referenti, che periodicamente organizzano eventi o workshop per sensibilizzare gli iscritti e coinvolgere la popolazione locale", continua Sara.

La piramide delle 5 'R'

Per una vita zero waste non ci sono regole fisse. Può essere utile, però, seguire la piramide delle 5 R: la prima R sta per "rifiutare" quello di cui non abbiamo bisogno; la seconda è "riutilizzare"; la terza R sta per "ridurre"; poi è la volta del "riciclo", e infine la R di ridurre in compost.

Identikit degli "zero waste"

A fare la differenza invece sono le donne e i giovani. Sia nel board della Rete zero waste, sia tra chi abbraccia questa filosofia di vita. "Alla guida dell'associazione siamo solo donne, e chi chiede consigli o decide di vivere "zero waste" sono sopratutto utenti di genere femminile e di giovane età" confessa Sara. Tra di loro c'è Elena, conosciuta su Instagram come @Elezerowaste.


Elena è una ragazza di 17 anni che sui suoi profili social parla di alimentazione vegana e condivide tutte le sue ricette e consigli per ridurre gli sprechi in età adolescenziale. Lo fa da quando aveva poco più di 14, e prima del fenomeno mediatico Greta Thunberg. "Tutto è nato da alcuni miei studi personali: ho approfondito il tema, non erano molti gli influenze green allora, e grazie alla Rete zero waste ho trovato gli spunti giusti per aprire i miei canali social" racconta la ragazza.

Divulgazione e passione per le istanze ambientali. Sono questi i due ingredienti che hanno spinto Elena nella sua avventura. Oltre a una spiccato talento comunicativo. "Essendo in Italia non è facile far capire l'importanza del tema. Attraverso una condivisione di informazione e pareri, però, anche nelle città italiane si comincia ad approfondire molti aspetti cruciali. A Padova, per esempio, sono stati aperti negozi di cibo sfuso e negozi che non utilizzano la plastica. Pian piano, quindi, la transizione è possibile. Anche grazie ai social" continua la giovane.
E per chi non ha gli strumenti e i vantaggi di una città o di un centro urbano? Chi vive in campagna o nei piccoli paesi, come può sopperire alle esigenze della vita zero waste? "In molti mi chiedono come non sprecare o limitare i rifiuti. Si può partire dai libri per la scuola, che devono essere usati, o la matita perpetua, che dura anni e anni. Avere un'alimentazione principalmente vegan, e in mancanza di negozi dello sfuso ci si può rivolgere agli shop online. Senza parlare delle borracce al posto delle bottigliette e delle buste in tela. Con un po' di fantasia, si può sprecare meno ovunque" assicura Elena.

Le aziende che si danno da fare

Quanto alle aziende: la storia è diversa. La BlueFoundation, per esempio, si occupa di progetti di sostenibilità e decarbonizzazione degli impianti industriali, aiutando altre aziende in tutti i settori a pianificare gli interventi di riduzione delle emissioni di CO2 ed in generale dell'impatto ambientale. "Quando si conducono progetti grandi e importanti, a volte si perde di vista il valore del gesto quotidiano, delle piccole cose che sommate possono fare la differenza", afferma Giordano Pinarello, amministratore delegato della società. "Rete zero waste ci ha colpito per l'idea di rete imperfetta, per il loro attivismo non dogmatico. Abbiamo allora iniziato a guardare dentro alla nostra società e al nostro gruppo e ad implementare piccoli accorgimenti di riduzione dei rifiuti prodotti".


Le macchine per l'espresso che funzionano con il caffè in grani, l'installazione di lavastoviglie per poter utilizzare bicchieri di vetro e borracce, le stazioni per l'acqua microfiltrata. "Con questi ed altri semplici gesti risparmiamo 120 kg di rifiuti l'anno. Non pochi per circa 60 dipendenti", aggiunge Pinarello.
Nei prossimi mesi invece la BlueFoundation vuole coinvolgere "tutti i dipendenti del gruppo in un progetto per la riduzione dei rifiuti del pranzo takeaway. È un progetto ambizioso perché richiede la collaborazione dei ristorante che forniscono servizio takeaway nelle vicinanze dei nostri uffici, oltre ad una certa dose di buona volontà da parte di tutti noi", conclude l'ad.

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