Subappalto, Ance: liberalizzare senza arrivare al 100%

07/05/2021 – Liberalizzare il subappalto, senza tuttavia arrivare al 100%. È la proposta che l’Associazione nazionale costrut...

Ultimo aggiornamento:07/05/2021 07:45:09

07/05/2021 – Liberalizzare il subappalto, senza tuttavia arrivare al 100%. È la proposta che l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha lanciato durante l’audizione informale che si è svolta, nell’ambito della discussione sul disegno di legge europea, martedì in Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato.
 
Il ddl contiene alcune modifiche al Codice Appalti. Un argomento sempre attuale non solo per il braccio di ferro pluriennale tra l’Italia e l’Unione Europea, che ha sempre premuto per una normativa sui contratti pubblici più snella, ma soprattutto perché la semplificazione del Codice degli Appalti è considerata indispensabile per la realizzazione delle opere pubbliche previse dal Recovery Plan.
 

Subappalto, liberalizzazione ma non totale

Secondo il vicepresidente dell’Ance, Edoardo Bianchi, bisognerebbe rendere la disciplina nazionale sul subappalto più coerente con la normativa comunitaria, che non prevede limiti alla possibilità di eseguire le lavorazioni anche in via indiretta.
 
Il subappalto, per Bianchi, è un’organizzazione dei fattori della produzione, serve per realizzare l'opera e non va visto come qualcosa di deleterio. Per questo ha affermato che l’Ance è contraria al subappalto al 100%, ma favorevole alla liberalizzazione per tutte le categorie di lavorazioni scorporabili.
 
In concreto, secondo Ance bisogna:
- eliminare la percentuale massima di subappalto utilizzabile negli appalti, rispetto a quanto attualmente previsto dal nuovo Codice, che la fissa, indistintamente per tutti i settori di attività (lavori, servizi e forniture), al 30% dell’importo complessivo dell’appalto;
 
- lasciare alla stazione appaltante la possibilità di fissare, di volta in volta, nel bando o nell’avviso di gara, un limite al subappalto, da apporre però unicamente alla categoria prevalente (che  racchiude le “prestazioni essenziali” dell’appalto rispetto alle quali, secondo la normativa comunitaria la stazione appaltante può valutare l’esigenza di richiedere l’esecuzione diretta dell’appaltatore) e dando la possibilità di fissare tale divieto fino alla metà dell’importo della categoria prevalente stessa;
 
- liberalizzare il subappalto per tutte le categorie di lavorazioni scorporabili (SIOS e/o a qualificazione obbligatoria), fermo restando l’obbligo, in caso di subappalto, di esecuzione delle stesse attraverso un operatore dotato di adeguata qualificazione;
 
- sopprimere la previsione che richiede la corresponsione al subappaltatore dei costi della manodopera;
 
- recuperare il ruolo centrale dell’appaltatore nell’esecuzione dell’appalto, bilanciando la responsabilità di quest’ultimo nei confronti della stazione appaltante con una disposizione che consenta di utilizzare, ai fini della qualificazione dell’impresa aggiudicataria, le lavorazioni affidate in subappalto;
 
- chiarire che, nel caso dei contratti similari al subappalto, le attività ovunque espletate, per i lavori, devono essere solo quelle svolte nel cantiere cui si riferisce l’appalto.
 

Subappalto, lo snellimento necessario

Secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la previsione di un limite generale del 30% per il subappalto, con riferimento all’importo complessivo del contratto, può rendere più difficoltoso l’accesso delle imprese, in particolar modo di quelle di piccole e medie dimensioni, e rappresenta quindi un ostacolo per la concorrenza.
 
In Italia, alcuni giudici si stanno adeguando alle indicazioni della Corte Europea.
 
In altri casi, però, la liberalizzazione totale suscita preoccupazioni sul rischio di infiltrazioni della criminalità. Recentemente, il Tar Lazio ha assunto una posizione intermedia tra le norme italiane e le prescrizioni di Bruxelles affermando che il limite generale al subappalto è contrario alle norme Ue, ma che dei limiti possono essere giustificati dalla natura particolare delle prestazioni.
 
La necessità di uno snellimento è sentita dagli operatori del settore e si traduce nel ricorso alle deroghe al Codice Appalti. Attualmente, lo ricordiamo, è ancora in vigore la deroga “temporanea” che ha elevato dal 30% al 40% il tetto del subappalto.
 
Con la legge Europea, in fase di discussione, e con il nuovo decreto sulle semplificazioni, annunciato per accompagnare le opere del Recovery Plan, la situazione potrebbe ulteriormente cambiare.
 

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