Sos Tartarughe: le salvi chi può. "Una lotta contro ami, reti e plastica"

La richiesta d’aiuto arriva alle tre del pomeriggio, l’ora della granita pomeridiana nei bar delle Isole Eolie. Ma Monica Blasi dovrà cercare un’altra...

Ultimo aggiornamento:21/07/2021 10:01:33

La richiesta d’aiuto arriva alle tre del pomeriggio, l’ora della granita pomeridiana nei bar delle Isole Eolie. Ma Monica Blasi dovrà cercare un’altra occasione per gustarla. Al largo di Panarea è stata trovata una tartaruga in difficoltà e bisogna andare a prenderla. Blasi dirige il Pronto soccorso per le tartarughe marine di Filicudi e ha già acceso il motore fuoribordo del suo motoscafo-ambulanza che la porterà a destinazione. 

Eolie, il pronto soccorso delle tartarughe: "Le salviamo da pesca e inquinamento"

“Ogni anno salviamo in media sessanta esemplari soprattutto della specie Caretta caretta”, racconta. “La mortalità è dovuta spesso all’ingestione degli ami di palangaro molto comuni nel mare eoliano. L’esca si conficca nell’esofago o nell’intestino, il pescatore taglia la lenza e si libera della tartaruga che così è destinata a morire”. Gli ami di palangaro (o palamito) che servono a pescare il tonno e il pesce spada purtroppo non costituiscono l’unica minaccia per le tartarughe. “Ne troviamo alcune – racconta Blasi - intrappolate accidentalmente nelle reti con gli arti che vanno in necrosi, altre hanno ingerito rifiuti di plastica, altre ancora hanno subito danni al carapace dopo la collisione con una barca”. 

La Caretta caretta salvata al largo di Panarea non riusciva a nuotare in equilibrio né a immergersi colpa della plastica che ha ingerito. Le tartarughe in difficoltà vengono intercettate grazie alle perlustrazioni che gli operatori del pronto soccorso effettuano assieme ai volontari ma grazie anche alle segnalazioni che arrivano dalla guardia costiera e dai diportisti. “Chi scopre una tartaruga in difficoltà - spiega Blasi - deve restare nell’area del ritrovamento e comunicarci la posizione. Il nostro centro si occupa anche del trasporto, abbiamo un servizio di ambulanza a tutti gli effetti.

Le tartarughe in difficoltà, a parte quelle palesemente ferite, si riconoscono perché non riescono a immergersi, si muovono a fatica, potrebbero avere il carapace ricoperto di alghe. Il diportista che ne carica una sulla barca deve tenerla all’ombra e al fresco coprendola con un telo bagnato. Non va messa in una bacinella piena d’acqua perché con il movimento dell’imbarcazione potrebbe affogare. Infine, bisogna stare attenti a non coprire le narici. E state lontani dal becco perché potrebbe mordere”. 

Il Centro di pronto soccorso per le tartarughe marine di Filicudi è nato nel 2009 ed è costituito principalmente da volontari che vivono tutto l’anno sull’isola. Per le emergenze è possibile mandare un sms o un messaggio WhatsApp al numero 349 4402021. Le spese del centro vengono coperte da aziende private che hanno sposato la causa. La sostenitrice principale è la multinazionale energetica E.On: “La nostra azienda – dice Davide Villa, chief customer officer per l’Italia – dopo una partnership con Legambiente, ha sposato il progetto di Filicudi. Il nostro sogno è che l’isola, o una delle Eolie, diventi area marina protetta come Ustica”. L’azienda acquista per la struttura di Filicudi il materiale medico veterinario, le vasche per la degenza, i trasportini per le tartarughe più gravi che vanno trasferite alla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli dove inizia un’altra storia. 

“Ogni anno ci occupiamo di 25/35 esemplari. Arrivano dalla Sicilia, dalla Puglia e dalla Campania naturalmente”, racconta Sandra Hochscheid, che all’Anton Dohrn è responsabile scientifica del centro di cura delle tartarughe marine. La più grave si chiama Ottavia, ha una ventina d’anni ed è stata travolta da un’imbarcazione al largo delle coste pugliesi. “Ha diverse fratture, una lesione vertebrale e abbiamo dovuto amputarle una pinna – racconta Hochscheid – ma stiamo facendo tutto il necessario perché sopravviva”. Il centro ha una sala operatoria e un reparto di radiologia. “I problemi delle tartarughe che arrivano da noi - conclude Hochscheid – sono legati alle attività antropiche”, cioè alla presenza dell’uomo e ai pericoli che colpevolmente o involontariamente porta dalla terraferma al mare. 

Per limitarli il più possibile, Legambiente ha costituito i Tartawatchers, un gruppo di volontari e operatori impegnati a salvaguardare le Caretta caretta che sono a rischio ancor prima di nascere: la nidificazione è minacciata dall’inquinamento acustico e luminoso e le uova deposte possono essere depredate da altri animali o danneggiate anche accidentalmente dall’uomo. Legambiente ha così creato il servizio Sos Tartarughe, anche in questo caso basta inviare un messaggio WhatsApp o un sms al 349 2100989

Nel Mediterraneo ogni anno si contano circa settemila nidi di tartarughe marine, la scorsa estate in Italia ne sono stati scoperti 250, concentrati soprattutto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Toscana. Nonostante le nidificazioni in aumento, appena un esemplare su mille raggiunge, intorno ai 20 anni di vita, la maturità sessuale. Ma tutte le tartarughe che vedono la luce e superano il battesimo del mare sono esposte ai rischi dell’antropizzazione. In Italia ogni anno oltre 40 mila esemplari restano intrappolati nelle reti o feriti dagli ami, 10 mila non sopravvivono.

“Ho cercato nel tempo di costruire un buon rapporto con i pescatori”, dice Monica Blasi mentre scende dal motoscafo appena ormeggiato al porticciolo di Pecorini Mare. “Abbiamo trovato un equilibrio fra le loro esigenze e la salvaguardia della fauna marina. Alle Eolie praticamente tutti, o quasi, praticano la pesca sostenibile”. Ma questo mare non è solo degli eoliani, “così – conclude Blasi – a far danni sono soprattutto i pescatori che arrivano da altre zone. All’alba sono già andati via. Impossibile rintracciarli”.

Adblock test (Why?)

Continua a leggere su Repubblica