Sblocca Cantieri, le perplessità delle imprese specialistiche

10/06/2019 – Dopo l’approvazione al Senato, lo Sblocca Cantieri approda alla Camera per la conversione in legge.  Ma la ...

Ultimo aggiornamento:10/06/2019 12:09:43

10/06/2019 – Dopo l’approvazione al Senato, lo Sblocca Cantieri approda alla Camera per la conversione in legge.  Ma la Federazione Industrie, prodotti, impianti, servizi ed opere specialistiche per le costruzioni (Finco) ha espresso una serie di perplessità sul testo. Meccanismi di affidamento sotto le soglie europee, appalto integrato e regolamento unico anche per gli interventi sui beni culturali sono alcune novità considerate preoccupanti. 
 

Appalti sotto soglia

Gli appalti di dimensioni ridotte, illustra Finco in una nota, costituiscono un settore importante dell’economia e drenano cifre sostanziose di risorse pubbliche. “È preoccupante – spiega Finco - siano sufficienti 10 operatori economici (in pratica sono gare che andranno al massimo ribasso senza valutazione di anomalia ai sensi dell’art. 97) per le gare tra i 150 ed i 350 mila euro”.
 
Finco illustra inoltre una combinazione di quattro articoli “critica sotto il profilo della trasparenza nella fase di scelta del contraente in quanto può favorire il fenomeno corruttivo e destabilizza gli operatori che non hanno garanzie di obiettività ed imparzialità nella partecipazione alle gare bandite da stazioni appaltanti non qualificate e con commissioni interne. Si tratta degli articoli:
- articolo 36 comma 9-bis, che prevede equivalenza tra aggiudicazione basata solo sul prezzo ed OEPV (senza più la necessità di motivare uso dell’OEPV come previsto dal DL32/19) nel caso di appalti sotto soglia comunitaria;
- articolo 37, comma 4 in base al quale i Comuni non capoluogo continueranno a fare da stazioni appaltanti senza obbligo di usare le Centrali di committenza;
- articolo 77, comma 3 che prevede Commissari di gara interni alla stazione appaltante nel caso di OEPV;
- articolo 95 in cui è stato eliminato il comma 4 che prevedeva aggiudicazione basata sul solo prezzo fino a 2 milioni.
 

Appalto integrato, regolamento unico e concessioni

Finco giudica “assai negativo” il ripristino dell’appalto integrato, previsto nell’articolo 59, comma 1.
 
Stesso giudizio per l’utilizzo del Regolamento attuativo unico anche nei beni culturali. Secondo Finco, “questa decisione è estremamente dannosa per il settore dei beni culturali”. Finco avrebbe sperato che, in questo ambito, si continuassero ad usare delle linee guida specifiche.
 
Bocciato anche il prolungamento fino al 31 dicembre 2020 (Art. 177, c.2) del termine entro il quale i concessionari devono adeguarsi alle nuove percentuali (80% - 20%) per gli appalti in house. Finco sostiene che la norma avrà l’effetto di “abbattimento della qualità del progetto e mantenimento di una inaccettabile autonomia ai Concessionari su ingenti somme (distolte al mercato)”.
 

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