Rifiuti nucleari, i comuni in rivolta. Ecco in quanto tempo si smaltiscono

Dopo sei anni di attesa, la società di stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi (Sogin) h...

Ultimo aggiornamento:11/01/2021 13:23:51

Dopo sei anni di attesa, la società di stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi (Sogin) ha parlato, pubblicando l’elenco delle aree italiane individuate come quelle che potrebbero ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Si tratta, per la precisione, di 67 zone sparse su tutto il territorio nazionale, in sette regioni, che soddisfano i 25 criteri riportati nella Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi).

E saranno necessari almeno quattro anni per costruire il deposito e il parco. Contro il progetto intanto si è registrata un'alzata di scudi da parte della pressocchè totalità degli enti locali individuati. Per ora tutti contrari. In attesa della fine della vicenda ecco cosa sono i rifiuti radioattivi, da dove provengono e quanto tempo impiegano per diventare inerti.

Tecnologia multibarriera 

RIFIUTI RADIOATTIVI, QUALI SONO E COME SI CLASSIFICANO
I rifiuti nucleari possono essere classificati in diverse macrocategorie a seconda del contenuto di radioattività e del tempo necessario a consentirne lo smaltimento come rifiuti convenzionali. La classificazione è cambiata nel tempo: fino al 2010 le categorie principali erano due (rifiuti a bassa e media attività e rifiuti ad alta attività); con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015, poi, si è passati a una classificazione più articolata, in cinque categorie, che distingue tra rifiuti a vita molto breve (che si smaltiscono come quelli convenzionali), rifiuti di attività molto bassa e rifiuti di bassa attività (per un totale di 78 mila metri cubi, che saranno stoccati nel Deposito nazionale), rifiuti di media attività e di alta attività (per un totale di 17 mila metri cubi, che saranno stoccati temporaneamente nel Deposito nazionale in attesa dello smaltimento in un deposito geologico). In totale, la quantità di rifiuti radioattivi da smaltire è pari a circa 95 mila metri cubi.

SMALTIMENTO, QUANTO DURA LA RADIOATTIVITA'
Sono considerati “ad attività molto bassa” e “bassa” i rifiuti radioattivi che nell’arco di 300 anni raggiungeranno un livello di radioattività tale da non generare danni per la salute e per l’ambiente. Tali rifiuti saranno definitivamente smaltiti nel Deposito nazionale. I rifiuti considerati a “media” e “alta attività”, invece, perdono la radioattività in migliaia o centinaia di migliaia di anni, e quindi devono essere smaltiti in un deposito geologico sotterraneo: verranno stoccati temporaneamente (si prevede per alcune decine di anni) nel Deposito nazionale, per poi essere trasportati nel deposito geologico non appena sarà pronto.
 

LA MAPPA da dove provengono i rifiuti nucleari

DA DOVE PROVENGONO

A livello globali, i più grandi “produttori” di rifiuti radioattivi sono le centrali nucleari (la cui costruzione però nel nostro Paese è proibita dal 1987). Altre fonti sono poi i macchinari per analisi e terapie mediche e alcune macchine industriali utilizzate principalmente per le analisi produttive di parti metalliche e per altre applicazioni di analisi e ricerca.

DOVE SI TROVANO
Attualmente, i rifiuti radioattivi finora prodotti in Italia si trovano in strutture o depositi temporanei, che ne consentono la gestione in sicurezza e l’isolamento dall’ambiente circostante. Molti di questi centri ne trattengono la maggior parte fino al loro completo decadimento, per poi smaltirli come rifiuti convenzionali o speciali; la restante parte viene conferita agli operatori del Servizio integrato, il sistema di raccolta e gestione dei rifiuti radioattivi sanitari e industriali, che prevedono a gestirli nei propri depositi temporanei in attesa di inviarli al Deposito nazionale. I siti al momento utilizzati sono 20 (per lo più centrali dismesse, laboratori di ricerca e aziende): 4 centrali nucleari in decommissioning, 4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning, 1 reattore di ricerca Ccr-Ispra, 7 centri di ricerca nucleare, 3 centri del Servizio integrato in esercizio, 1 centro del servizio integrato non più attivo.
 

LA MAPPA Le 67 aree idonee individuate per il deposito nazionale

COME SI GESTICONO
La gestione dei rifiuti nucleari è ovviamente diversa a seconda della categoria di cui fanno parte. A parte le scorie meno pericolose, che come già detto non necessitano di essere stoccate in un deposito dedicato, tutte le altre devono essere confinate, ossia sigillate dentro moduli di cemento armato che ne garantiscano l’isolamento dall’ambiente circostante.

I rifiuti a bassa attività, in particolare, sono conservati con sistemi che si basano sulla cosiddetta tecnologia multibarriera, ossia un insieme di “scatoloni” di cemento armato posti l’uno dentro l’altro, riempiti di calcestruzzo e strati terrosi e infine sigillati. Quelli ad alta attività (sempre nell’attesa della costruzione del deposito geologico) saranno invece conservati in contenitori ancora più impenetrabili, i cosiddetti cask, che sono adatti, oltre che allo stoccaggio, anche al trasporto delle scorie. Il Deposito nazionale ospiterà quattro edifici specifici entro i quali saranno posti i cask.

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