Il Trentino sogna un biodistretto: col referendum il biologico dal 6% al 50%

Mentre mancano ormai pochi giorni al referendum che punta a trasformare l'intera provincia autonoma di Trento in un "biodistretto", i promotori dell’i...

Ultimo aggiornamento:15/09/2021 07:46:08

Mentre mancano ormai pochi giorni al referendum che punta a trasformare l'intera provincia autonoma di Trento in un "biodistretto", i promotori dell’iniziativa e i rappresentanti degli agricoltori discutono animatamente. Domenica 26 settembre, dalle sei del mattino e fino alle dieci di sera, gli abitanti di tutti i comuni del Trentino saranno chiamati a esprimersi sulla nascita di quella che i promotori del referendum definiscono "un’area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni possano stipulare un patto formale per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo, basato cioè su filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio e così via". 

A spiegare com'è nata l'iniziativa, sostenuta tra gli altri da Greenpeace, Wwf e Legambiente Trento, e quali obiettivi si prefigge è il portavoce del comitato promotore, Fabio Giuliani, che fa sapere che il referendum propositivo "ha origine da una politica trentina che risulta ingessata su queste tematiche e non in grado di produrre quel forte cambiamento delle coltivazioni a favore del biologico che appare ormai necessario".  

Il fatto, chiarisce Giuliani, è che "oggi, nella provincia di Trento, risulta essere biologico soltanto il 6% dei terreni agricoli, rispetto al 15% della media italiana e all'obiettivo del 25% fissato dall'agenda europea. Un target che, di questo passo e senza cambiare le cose, non riusciremo mai a raggiungere. Ci siamo allora chiesti cosa fare per uscire da questa situazione e abbiamo individuato come soluzione questo referendum, con il quale proponiamo alla cittadinanza di imporre attraverso tutta una serie di provvedimenti amministrativi la nascita di un distretto biologico, che porti la percentuale di terreni bio al 50% di quelli agricoli". 

Un cambiamento importante che, ovviamente, non avverrebbe da un giorno all'altro.

"Ci vorrà una quindicina di anni per raggiungere l'obiettivo - mette in guardia il portavoce del comitato promotore del referendum - ma quel che è importante è creare le condizioni, anche legislative, perché ciò possa avvenire. Serve spingere la Provincia ad avviare un percorso di questo tipo per fare coincidere la crescita economica con un modello agricolo che riduca via via la tossicità delle coltivazioni. Gli agricoltori biologici oggi in Trentino sono degli eroi. Nella viticoltura è stato fatto un lavoro straordinario dal punto di vista della sostenibilità, ma in altri settori la strada da percorrere è ancora molto lunga".

Ma come mai la provincia oggi è così indietro? "Oltre alla mancanza, come visto, di leggi in grado di forzare il cambiamento, c'è da segnalare che i grandi consorzi, molto presenti sul territorio, sono spesso restii a mutare le loro abitudini di coltivazione" osserva Giuliani. 

C’è chi, tuttavia, ha manifestato qualche perplessità sull’iniziativa. È il caso di Coldiretti Trento, il cui presidente Gianluca Barbacovi, dopo avere sottolineato che “l’agricoltura biologica rappresenta senza dubbio un settore in crescita che va incentivato", manifesta “disappunto rispetto all'approccio adottato per promuovere il referendum del 26 settembre. Siamo convinti - chiarisce Barbacovi - sia mancato il giusto coinvolgimento sia dei rappresentanti del settore agricolo, sia degli altri settori economici, come quello turistico e sociale, poiché il tema della sostenibilità è anzitutto culturale”.  

Per il presidente di Coldiretti Trento, “non può passare il messaggio che esistano un'agricoltura buona e una cattiva, perché stiamo parlando di metodi di coltivazione. La ‘lotta integrata’ è un metodo di coltivazione diffuso nella nostra Provincia, e rappresenta una pratica di difesa delle colture che negli anni si è evoluta raggiungendo risultati importanti, con una drastica riduzione dell'uso di fitofarmaci. La strada verso un'agricoltura più sostenibile è già tracciata e Coldiretti continuerà a impegnarsi per un'agricoltura sempre più ‘green’. Ma, ribadiamo, questi percorsi devono delinearsi all'interno di un maggior coinvolgimento e una concertazione trasversale che riunisca le categorie economiche, le istituzioni e i rappresentanti dei cittadini” conclude Barbacovi. 

Affinché il referendum possa essere valido, domenica 26 settembre dovrà recarsi alle urne, coincidenti con quelle delle tradizionali elezioni politiche e amministrative, almeno il 40% degli aventi diritto, ossia circa 177mila persone. Dopodiché, perché la proposta (avanzata con quasi 13mila firme) possa passare, almeno la metà più uno dei votanti dovrà rispondere "sì" al quesito. Così, se il referendum sul biodistretto dovesse avere successo, come si legge nella sezione del sito sulle domande più frequenti legate al referendum, "la provincia di Trento adotterà provvedimenti affinché la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione e la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli avvenga con metodi prevalentemente biologici".  

E non tutti i produttori e le aziende agricole saranno obbligati a convertirsi al biologico, perché "la partecipazione al distretto è esclusivamente su base volontaria. Un territorio - si precisa sempre nella sezione dedicata alle domande più frequenti (Faq) - può veder la compresenza di produttori tradizionali e produttori organizzati in distretto biologico. I produttori tradizionali devono rispettare le distanze e adottare misure protettive delle culture biologiche come prescritto dalle leggi vigenti". La parola ora passa agli abitanti della provincia autonoma di Trento. 

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