Il custode delle tartarughe aliene: "Così assicuro loro una vita dignitosa"

Ha le competenze di un biologo, manda avanti un centro importantissimo per la biodiversità del lago Trasimeno, ma si trincera dietro un sorriso timido...

Ultimo aggiornamento:26/10/2021 14:54:06

Ha le competenze di un biologo, manda avanti un centro importantissimo per la biodiversità del lago Trasimeno, ma si trincera dietro un sorriso timido e sottolinea in continuazione: "Sono figlio di pescatori, ho poco più della terza media, ma la fortuna di avere un lavoro in cui ho imparato tanto". Andrea Mezzetti, 55 anni di cui 30 trascorsi a prendersi cura di lucci, tinche e carpe, cammina tra le vasche del Centro ittiogenico di Sant'Arcangelo, sul lago Trasimeno, e spiega come si filtra l'acqua captata dal lago, o dove avviene l'incubazione delle uova dei pesci, con la semplicità di chi ha voglia di trasmettere ad altri tutto quel che sa.

Ci porta a una vasca diversa: è più grande, tutto intorno c'è una bella vegetazione e al centro ci sono dei posatoi in legno. Dietro la canna palustre tipica del lago si intravvede una rete di recinzione, perché gli animali che la abitano non saranno reimmessi in natura, come accade agli ospiti delle altre vasche, anzi, bisogna assicurarsi che non escano di qui. Nella vasca ci sono circa 2mila tartarughe americane (Trachemys scripta), una specie invasiva che ha già fatto moltissimi danni agli ecosistemi italiani, tanto che nel 2018 una legge ha stabilito l’obbligo di denunciarne il possesso.

La legge n° 230 del 15 dicembre 2017 vieta di fatto la commercializzazione, l’introduzione sul territorio nazionale e il rilascio in natura della Trachemys e delle sue sottospecie, perciò chi ha una tartaruga di questa specie in casa e non può più tenerla deve affidarla a centri specializzati come quello di Sant'Arcangelo, che al momento è però l'unico pubblico in Italia. Così Mezzetti, tra il controllo dell'accrescimento degli avannotti di luccio e le spiegazioni alle scolaresche (del Centro fanno parte anche una fattoria didattica e un centro visite) si preoccupa anche di rendere meno pesante la 'prigione' alle tartarughe aliene.

"È già troppo freddo per loro - dice indicando i posatoi di legno al centro della vasca, dove ci sono soltanto poche tartarughe - la maggior parte è già in letargo. Dovrò approfittarne per risistemare anche i posatoi, che si stanno rovinando. A primavera è uno spettacolo quando sono tutte fuori".

Ha avuto indicazioni per approntare la vasca?

"La cosa principale è assicurarsi che non possano uscire - risponde - ma come si fa a buttare degli animali in una vasca e dimenticarseli lì? Facciamo di tutto per ricreare l'ambiente naturale, non taglio la cannina del lago, così la rete non si vede. Per fortuna ho anche recuperato dei bulbi di ninfea bianca del Trasimeno e ho messo anche quelle, per ricreare la vegetazione palustre. Mi dispiace quando sento parlare di "prigione delle tartarughe" preferisco pensare che qui gli animali sono a pensione".

Che pasti prevede "la pensione"?

"Potrebbero mangiare come nel lago, perché il fondo non è cementato, ma è chiaro che gli diamo anche del mangime. Vede quel tubo? (indica il lato della vasca verso il lago n.d.r) assicura il ricambio continuo, per cui l'acqua è sempre pulita anche se sono in tante e potrebbe esserci un problema con gli escrementi. A settembre aumentiamo la razione di cibo, in modo da assicurarci che possano affrontare bene il letargo invernale."

Chi vi porta le tartarughe?

"Qui arrivano gli animali recuperati nelle oasi naturalistiche dell'Umbria, dove si fa contrasto alle specie invasive, ma arrivano anche tanti privati. Sono persone che non immaginavano crescessero così tanto e non gli possono assicurare una vasca adeguata per problemi di spazio. Magari non sapevano possono vivere fino a 60 anni, o non sapevano che un rettile puzza. Ho visto della gente piangere mentre le lasciava qui. Io li rassicuro, gli faccio notare che certo moriranno, ma almeno avranno vissuto una vita migliore qui che in un terrario in casa, ma loro vorrebbero continuare a portargli da mangiare, contribuire al loro sostentamento".

A lei piacciono?

"Resto perplesso quando qualcuno in lacrime mi dice che la tartaruga sentirà la sua mancanza. A me danno più soddisfazione i cani o i gatti, ma certo, questi sono animali straordinari, li guardo e penso ai dinosauri, del resto sono loro parenti stretti".

Come ha imparato a occuparsi delle tartarughe?

"Ho letto tanto e il Centro ha la consulenza di esperti. Prima avevamo un biologo dedicato, il professor Mauro Natali, lui mi ha insegnato moltissime cose. Al Centro sono stato assunto come autista, giravo l'Italia per vendere il pesce del consorzio pesca del Trasimeno, dell'ecosistema del lago ho sempre sentito parlare in famiglia o dalla gente del posto, ma è stato bello capire fino in fondo la ricchezza e la fragilità di questo ambiente".

Ma le tartarughe non si riproducono nella vasca?

"Si accoppiano, ma poi per deporre le uova dovrebbero andare sulla terraferma. La rete di recinzione affonda nell'acqua, così loro non possono andare sul prato a deporre. Per questo dico che qui stanno meglio che in una vaschetta in casa, dove spesso sono da sole".

Ha mai pensato di continuare gli studi?

"Mi pento adesso di non averlo fatto prima. Ho una figlia medico, quando la sento parlare le invidio la sua professionalità e le sue competenze. Io ho soltanto esperienza".

Come spiega alle scolaresche in visita perché le tartarughe devono stare rinchiuse?

"Qui arrivano alla fine del percorso, dopo che hanno già visto quali sono le specie autoctone del lago e perché un animale come il gambero rosso della Louisiana è chiamato "killer". Faccio vedere loro le tartarughe più grandi, gli spiego che vivono a lungo e li faccio riflettere sul fatto che in una vaschetta in casa soffrono. Poi finisco sempre con una domanda: 'Cosa si compra alla fiera dei morti (un mercato tradizionale di Ognissanti di Perugia n.d.r.) o ai baracconi, la tartarughina o il peluche?'. C'è sempre qualcuno che risponde 'la tartarughina', e allora faccio finta di arrabbiarmi e rispiego tutto da capo".

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