Giornata della biodiversità, cetacei a rischio: ogni anno 180 delfini trovati morti sulle coste italiane

A fronte di una popolazione di tursiopi di circa 10 mila individui in un'area che va dal Mar Ligure al Tirreno, dal Canale di Sicilia all'Adriatico, o...

Ultimo aggiornamento:22/05/2020 14:32:24

A fronte di una popolazione di tursiopi di circa 10 mila individui in un'area che va dal Mar Ligure al Tirreno, dal Canale di Sicilia all'Adriatico, ogni anno sono circa 180 i delfini trovati morti lungo le coste italiane, vittime soprattutto di catture accidentali nelle attività di pesca a strascico o di piccola pesca. Lo rileva il dossier "Biodiversità a rischio" di Legambiente (qui il .pdf) diffuso in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità. "Un declino senza precedenti", è quel che l'associazione ambientalista segnala facendo i conti sulle specie a rischio estinzione e quelle già estinte secondo l'ente che lo certifica nel mondo, l'Iucn.

LO SPECIALE Biodiversità 2020

Secondo la Lista Rossa del Mediterraneo, almeno il 53% di squali, razze e chimere originarie del Mare Nostrum è invece a rischio estinzione, tra loro palombo e spinarolo. Anche in questo caso tra gli impatti antropici diretti a cui sono maggiormente esposti i pesci cartilaginei ci sono le catture accidentali (o by-catch). Si stima che durante le abituali attività di pesca più dell'88% dei pescatori abbia catturato degli squali, rimasti in vita nel 75% dei casi.

In Italia sono 49 le specie in pericolo tra cui il delfino comune, il capodoglio, la tartaruga Caretta caretta e la gallina prataiola. Anche la flora italiana non è in buona salute: su 386 specie valutate, il 65% di quelle vascolari è infatti da considerarsi minacciato, così come il 55% delle specie non vascolari.

Sul fronte fauna, in generale, delle 672 specie di animali vertebrati italiani nelle Liste coordinate dal Comitato Italiano dell'Iucn, sei si sono estinte in tempi recenti: lo storione, lo storione ladano, il gobbo rugginoso, la gru, la quaglia tridattila, il rinofolo di Blasius. Sono invece 161 le specie minacciate da estinzione, fra cui lo squalo volpe, l'anguilla, la trota mediterranea, il grifone, l'aquila di Bonelli, l'orso bruno.


Nel report, oltre al focus sulla situazione dei mari e ad un bilancio sulle specie già scomparse e a rischio estinzione, Legambiente traccia anche una road map post 2020 con dieci proposte sul contributo che l'Italia può dare al Piano strategico per la biodiversità di qui al 2030. Un percorso ancora lungo e impervio, se consideriamo che "il 2020 funestato dal Covid-19 avrebbe dovuto essere l'anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi decennali sulla conservazione della natura. Così non è stato. Per questo è fondamentale che il nuovo decennio sia quello della svolta decisiva nella tutela della natura e delle specie", spiegano da Legambiente.

Il decalogo salva-natura

1) Ridurre l'impatto climatico sulla biodiversità
2) incrementare le aree protette e le zone di tutela integrale;
3) migliorare conoscenza e monitoraggio della biodiversità;
4) rafforzare rete Natura 2000;
5) promuovere una gestione integrata della costa, dando piena attuazione alla strategia marina e favorendo la crescita della 'blu economy';
6) migliorare gli ecosistemi agricoli; creare una rete nazionale dei boschi vetusti;
7) contrastare le azioni illecite contro specie faunistiche e ecosistemi naturali;
8) proteggere gli ecosistemi acquatici e migliorare i servizi ecosistemici dei corpi idrici superficiali;
9) combattere le specie aliene invasive;
10) sostenere l'economia della natura, finanziare la biodiversità e il capitale naturale, prevedendo investimenti nella bio-economia e agevolazioni imprese che investono in green jobs".

"Per rendere più forti i nostri ecosistemi - spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità dell'associazione - serve incrementare la percentuale di aree naturali protette, marine e terrestri, e porsi l'obiettivo di tutelare efficacemente il 30% del territorio nazionale entro il 2030. Importante realizzare aree in cui non siano permesse attività antropiche".

La biodiversità sotterranea

Nei mari c'è anche una biodiversità "nascosta" da proteggere. Con più di 40.000 grotte che ospitano oltre 3.600 specie di organismi ad oggi conosciuti, l'Italia è uno dei Paesi europei con la maggior ricchezza di fauna cavernicola. Lo ricorda la Società Speleologica Italiana che in occasione della giornata mondiale lancia la campagna "Animale di grotta dell'anno" con il millepiedi spazzino Plectogona sanfilippoi.

La biodiversità sotterranea svolge importanti funzioni ecologiche e servizi ecosistemici, soprattutto nella depurazione delle acque sotterranee; è ricca di specie rare ed endemiche, cioè distribuite in aree molto ristrette, a cui si aggiungono numerose specie di superficie come pipistrelli, geotritoni e moltissimi invertebrati che nelle cavità trovano un riparo.

"Le grotte non sono sistemi chiusi, ma parte di un complesso di ambienti, interconnesso con il suolo e con gli ambienti a valle grazie ai sistemi di microfessure nella roccia - spiega Fabio Stoch, speleologo e biospeleologo del laboratorio di Biologia Evoluzionistica & Ecologia dell'Università libera di Bruxelles nel webinar dedicato al tema - Ogni ecosistema fornisce al resto degli esseri viventi e all'uomo dei 'servizi', senza i quali la vita sulla terra e la nostra stessa sopravvivenza non sarebbero possibili".

La biodiversità è dunque il capitale naturale che ci permette di sopravvivere e, per gli ecologi, è una misura chiave per quantificare la salute del nostro pianeta. Le maggiori minacce alla biodiversità, continua Stoch, "provengono dall'uso intensivo degli ambienti di superficie: deforestazione, pascolamento, impermeabilizzazione dei suoli, estrazioni di rocce carbonatiche nelle cave, sviluppo della rete viaria e escavazione di gallerie, inquinamento veicolato nelle grotte e nelle falde carsiche da punti idrovori, sia microfessure che inghiottitoi".

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