"Fa molto freddo. Ma dov'è il riscaldamento globale?" C'è, eccome. Ecco perché

Quest'anno su buona parte d'Europa stiamo davvero vivendo uno degli inverni più freddi e nevosi degli anni recenti e davanti alle immagini degli sciat...

Ultimo aggiornamento:07/05/2021 16:17:09

Quest'anno su buona parte d'Europa stiamo davvero vivendo uno degli inverni più freddi e nevosi degli anni recenti e davanti alle immagini degli sciatori e delle slitte nel centro di Madrid o di Alpi e Appennini sommersi da metri di neve può essere legittimo domandarsi se in un clima sempre più caldo possa fare "così freddo". Certamente sì e gran parte dei dubbi li risolve il vocabolario dove clima e meteo non sono sinonimi: come dicono gli americani, "Weather is what you get, climate is what you expect", il meteo è quello che hai ora, il clima è quello che ti aspetteresti di avere. Un conto è quindi parlare di singoli eventi meteorologici (un'ondata di caldo o di freddo, un'alluvione, una nevicata), che tra l'altro per quanto estremi sono circoscritti nel tempo e nello spazio, un altro è considerare le condizioni climatiche medie su lunghi periodi e su territori anche molto vasti, fino alla scala globale. Non a caso il 2020, nonostante si sia concluso con un periodo freddo in Europa e nel Pacifico Equatoriale, dove è in corso La Ni?a, è risultato l'anno più caldo a livello sia mondiale sia europeo in base alle analisi del programma Copernicus, il quinto dal 1800 in Italia (dato CNR-ISAC).

Anche quando il freddo e il maltempo si prolungano per settimane, come nel caso attuale, può esserci lo zampino del riscaldamento globale che porta un aumento di frequenza degli eventi meteo estremi, intesi sia nel senso di intensi (grandi ondate di calore, forti temporali, grandi alluvioni) sia nel senso di opposti, con l'alternanza di lunghi periodi caldi e secchi ad altri molto perturbati e piovosi e, più raramente, anche freddi.

Alle nostre latitudini il tempo meteorologico, quindi la successione di depressioni ad anticicloni, è guidato dalla corrente a getto che possiamo immaginare come un fiume d'aria molto veloce che scorre circa 10 km sopra le nostre teste con delle ondulazioni che la fanno a scendere e salire di latitudine, portando rispettivamente la discesa di depressioni e aria gelida dall'artico verso Sud e al contrario alte pressioni con la risalita di aria calda dai tropici verso Nord. A causa del riscaldamento globale i Poli si stanno scaldando molto di più e velocemente dell'Equatore e di conseguenza la corrente a getto rallenta (anticicloni e depressioni rimangono bloccati) e compie delle oscillazioni più ampie che amplificano l'intensità e la durate dei periodi caldi e secchi e di quelli più freddi e perturbati.

Da inizio dicembre gran parte d'Europa è quindi bloccata all'interno di una circolazione depressionaria fredda, ma proprio mentre le correnti gelide dall'artico seppellivano Madrid sotto la neve, poco più a Est la risalita di aria sub-tropicale portava temperature estive in Grecia e in parte sull'Italia meridionale.

Infine, il freddo di queste settimane può dirsi anomalo solo rispetto agli anni più recenti, molto caldi, mentre è stata straordinaria l'intensità delle precipitazioni, soprattutto sull'Appennino e sulle Alpi Orientali, in parte causate, come nel caso delle grandi alluvioni, da un'atmosfera globalmente più calda con maggior energia e grandi contrasti. Lo dimostra anche il temporale che a Natale ha imbiancato Modena con una violenta grandinata: al contrario della neve a New York, un evento davvero mai visto in pieno inverno che ci racconta un clima cambiato.

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