Edilizia post coronavirus, RPT: è il momento di modificare il Testo Unico

31/03/2020 – Superata l’emergenza coronavirus, sarà necessario gettare le fondamenta su cui costruire la ripresa, soprattutto...

Ultimo aggiornamento:31/03/2020 06:30:46

31/03/2020 – Superata l’emergenza coronavirus, sarà necessario gettare le fondamenta su cui costruire la ripresa, soprattutto del settore delle costruzioni, attraverso una radicale semplificazione.
 
Ad affermarlo la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) che ha trasmesso al Ministero delle Infrastrutture una serie di proposte, esaminate nel corso di un incontro tra Presidenza del Consiglio ed altri Ministeri il 25 marzo, per superare le problematiche che ostacolano le opere di efficientamento sismico ed energetico di cui il nostro patrimonio edilizio ha urgente bisogno.
 

Modifica del Testo Unico: le semplificazioni per l’edilizia

Oltre a recepire tutte le modifiche al Testo Unico che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, la RPT propone semplificazioni per le demolizioni e ricostruzioni, per l’esecuzione degli interventi di ripristino, le tolleranze costruttive, la prescrizione degli abusi minori e la regolarizzazione edilizia.
 
Ad esempio, nell’ambito di interventi di demolizione e ricostruzione, viene proposto che a determinate condizioni la ricostruzione sia comunque consentita nell’osservanza delle distanze legittimamente preesistenti. Gli incentivi volumetrici eventualmente riconosciuti per l’intervento possono essere realizzati con ampliamenti fuori sagoma e con il superamento dell’altezza massima dell’edificio demolito, sempre nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti.
 
Si propone anche che nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia siano ricompresi gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti con diversa sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, con le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, per l’applicazione della normativa sull’accessibilità, per l’istallazione di impianti tecnologici e per l’efficientamento energetico e con contestuale incremento di volumetria.
 
In più, si propone che nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria siano comprese anche modifiche non sistematiche ai prospetti degli edifici.
 
Al fine di agevolare gli interventi di rigenerazione urbana, di ristrutturazione, nonché di recupero e riuso degli immobili dismessi o in via di dismissione, si propone di ridurre il contributo di costruzione in misura non inferiore al trentacinque per cento rispetto a quello previsto dalle tabelle parametriche regionali nei casi non interessati da varianti urbanistiche o deroghe comportanti maggior valore rispetto alla destinazione originaria.
 
Infine, RPT suggerisce che lo sportello unico per l’edilizia, nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine, rilasci d’ufficio una attestazione circa l’avvenuta formazione del silenzio assenso. In caso di mancato rilascio dell’attestazione, l’avvenuta formazione del titolo abilitativo può essere asseverata dal tecnico abilitato.
   

Testo unico edilizia, il punto della situazione

Da quasi due anni la Rete delle Professioni Tecniche sta partecipando, insieme a tutti gli stakeholder del settore dell’edilizia, come l’ANCE e l’ANCI, ad un tavolo presso il Consiglio Superiore dei LL.PP. che lavora ad una sistematica riscrittura del nuovo Testo Unico per le Costruzioni, che si auspica possa sostituire il vigente D.P.R. 380/2001.
 
Ricordiamo che i lavori per la modifica del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) sono iniziati nel 2018 con l’istituzione, presso il Ministero delle Infrastrutture un tavolo di lavoro sull’argomento. Nel confronto sono stati coinvolti i rappresentanti territoriali visto che il Testo Unico dell’Edilizia regola molti procedimenti amministrativi di natura regionale.
 
Di modifiche al Testo Unico si è parlato anche durante l’assemblea nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) che si è svolta a novembre 2018.

Dopo vari incontri, a febbraio 2020 il Consiglio nazionale degli Ingegneri ha informato gli Ordini Territoriali che i lavori di revisione stavano procedendo a ritmo serrato con l’obiettivo di chiudere i lavori entro marzo per consegnare al Ministero un testo integrato da avviare al complesso iter parlamentare.
 
Con l’invio delle proposte, quindi, ora sarà il Mit a provvedere la redazione di un testo organico da avviare all’iter parlamentare.
 

 

Testo Unico edilizia, tutte le modifiche

Negli anni il Testo Unico ha subìto molte modifiche, elaborate con l’obiettivo di semplificare l’iter dei procedimenti, anche se non sempre i risultati sono stati quelli sperati.
 
Il D.lgs. 301/2002 ha modificato la procedura per il pagamento del contributo per il rilascio del permesso di costruire, la disciplina per la realizzazione di interventi con Super-Dia (oggi Scia alternativa al permesso di costruire) e l’iter per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria.
 
La Legge 326/2003 sul condono edilizio, per evitare l'abbattimento di una serie di opere abusive, ha rivisto la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e la disciplina sulle sanzioni.

Il DL “Incentivi” 40/2010 ha introdotto tre tipi di interventi di edilizia libera, per i quali è necessaria solo la comunicazione di inizio lavori (CIL) o la presentazione di una relazione tecnica. Tra gli interventi liberalizzati spiccano la manutenzione straordinaria, l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne.
 
Col il DL 78/2010 è poi arrivata la Scia, Segnalazione certificata di inizio attività, che ha sostituito la Dia e ha permesso l’avvio del cantiere nello stesso giorni di presentazione della domanda, senza dover più aspettare 30 giorni. 

Sempre nello stesso anno, il Dpr 160/2010 ha introdotto il Suap, Sportello unico delle attività produttive, unico soggetto pubblico di riferimento territoriale per tutti i procedimenti relativi all'esercizio di attività produttive, di prestazione di servizi e agli interventi di localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento di impianti produttivi.

Il DL 83/2012 ha introdotto in seguito il SUE, Sportello unico dell’edilizia, unico punto di accesso per tutti i nulla osta e pareri necessari al rilascio del permesso di costruire, e ha modificato ancora il procedimento per il rilascio del  permesso di costruire stabilendo che se entro 60 giorni non intervengono le intese e i nulla osta il responsabile dello sportello unico indice la conferenza di servizi. 

C’è stato in seguito il Decreto del Fare (DL 69/2013) che ha introdotto la possibilità di realizzare interventi di ristrutturazione edilizia con cambio di sagoma, salvo nel caso di immobili vincolati. La modifica riscosse successo tra gli addetti ai lavori.
 
Il decreto “Sblocca Italia” (DL 133/2014) che ha semplificato le procedure per la realizzazione di interventi all’interno delle unità immobiliari. La norma ha stabilito non solo che i lavori di manutenzione straordinaria che consistono nel frazionamento o accorpamento di unità immobiliari possono essere realizzati con Comunicazione di inizio lavori (Cil), anziché con Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), ma anche che i lavori possono comportare la variazione delle superfici delle singole unità e del carico urbanistico, a condizione di non modificare la volumetria.

Con la riforma della Pubblica Amministrazione (Legge 124/2015) poi, si è arrivati ad un sistema di moduli edilizi unificati sul territorio nazionale per rendere più agevole l’attività dei professionisti.
 
Con la Manovrina 2017 (Legge 96/2017) è poi arrivata la modifica della definizione di intervento di restauro e risanamento conservativo. La norma è stata scritta con l’obiettivo di rendere più facili i cambi di destinazione d’uso nei centri storici e mettere fine ai contrasti interpretativi sul Testo unico.
 
Con il Decreto Crescita, i limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra edifici, previsti dal DM 1444/1968, come il rispetto della distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate, sono validi solo nelle zone omogenee C, cioè destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate o con un basso livello di edificazione

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