Conferenza sul clima, a Madrid si tratta a oltranza per evitare il fallimento

MADRID - Si tratta a oltranza, qui alla Fiera di Madrid dove è in corso la 25esima Conferenza sul clima. "How long does it take, finché serve", fanno ...

Ultimo aggiornamento:13/12/2019 23:55:47

MADRID - Si tratta a oltranza, qui alla Fiera di Madrid dove è in corso la 25esima Conferenza sul clima. "How long does it take, finché serve", fanno sapere dalla presidenza del vertice Onu. Sarà pure "tempo di agire", come ricorda ossessivamente lo slogan dell'evento organizzato dal Cile in terra di Spagna. Ma nella realtà dei fatti le prossime ore più che all'azione saranno dedicate al disperato tentativo di evitare che questo vertice si trasformi in un flop. Le posizioni sono ancora distanti, come confermano i continui rinvii di conferenze stampa che, nel pomeriggio, avrebbero dovuto comunicare i progressi fatti. E a nulla valgono i cori dei ragazzi che, qui a Madrid (sorvegliati dalla sicurezza delle Nazioni Unite) come a Torino guidati da Greta Thunberg, chiedono a gran voce di non rinviare ulteriormente le misure necessarie.

Tre punti al centro dello scontro

L'accordo a cui stanno lavorando le delegazioni ruota intorno a tre cardini: la definizione dei target di taglio alle emissioni di CO2 che ogni paese dovrà adottare entro la Conferenza di Glasgow del 2020; la revisione delle norme che regolano il mercato del carbonio in modo da evitare il double countig (il rischio che sia il paese venditore del credito che quello acquirente conteggino la quantità di emissioni scambiata); il loss and damage, vale a dire gli strumenti finanziari con cui i paesi ricchi intervengono in caso di calamità naturali legate al riscaldamento globale per aiutare i paesi poveri colpiti.
Conferenza sul clima, a Madrid si tratta a oltranza per evitare il fallimento
Il primo punto, la ridefinizione dei tagli alle emissioni, è il vero obiettivo da raggiungere. Ma il secondo e il terzo sono usati come merce di scambio da chi si sente penalizzato. Il loss and damage, per esempio, sta particolarmente a cuore alle isole che rischiano nei prossimi anni di finire sommerse per l'innalzamento dei mari e ai paesi africani minacciati dalla siccità. L'Unione europea ha cercato di rassicurarli: "La notte scorsa i leader europei hanno approvato il Green Deal. Il nostro è primo continente a darsi l'obbiettivo di diventare carbon neutral entro il 2050", ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans incontrando i leader di Fijii, Belize e altre nazioni climaticamente vulnerabili. "Speriamo che questa decisione spinga anche altri a seguirci sulla stessa strada". E i paesi in via di sviluppo sembrano disponibili a sfruttare la sponda dell'Europa (che con loro fa parte della High Ambition Coalition)  e a trovare nelle prossime ore un accordo sugli strumenti finanziari per il loss and damage.
Partita più difficile, invece, quella sull'articolo 6 relativo al mercato del carbonio. Nel pomeriggio sembrava vicino l'accordo sulla cancellazione del double counting, ma le fibrillazioni delle ultime ore fanno supporre che il Brasile, interessato a conteggiare in autonomia il suo immenso patrimonio forestale, stia alzando il prezzo. E sullo stesso fronte della barricata si trovano anche gli altri grandi paesi: Cina, India, Russia, Australia, Arabia Saudita.
Conferenza sul clima, a Madrid si tratta a oltranza per evitare il fallimento

Il possibile compromesso

Il risultato è un documento provvisorio, che circola tra gli sherpa, in cui si propongono due opzioni sul taglio delle emissioni di CO2. Opzioni, che, nel linguaggio della diplomazia internazionale, segnano la differenza tra un parziale successo e il fallimento totale. La prima opzione invita a "usare l'opportunità per alzare il livello dell'ambizione". Tradotto: arrivare a Glasgow con tagli alle emissioni più alte di quelle ipotizzate finora e che, secondo gli scienziati, porteranno il pianeta ben oltre gli 1,5 gradi stabiliti dagli Accordi di Parigi. La seconda raccomanda laconicamente ai paesi di "comunicare gli obiettivi di taglio alle emissioni entro il 2020".
Nelle prossime ore sapremo quale delle due sarà stata scelta. E quale futuro ci aspetta.

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