Cemento, desertificazione, foreste: in Italia l'agricoltura perde terreno

Stretta tra l’espansione a macchia d’olio di città senza piani urbanistici intelligenti, cambiamenti climatici che impoveriscono e desertificano il su...

Ultimo aggiornamento:07/04/2021 11:05:12

Stretta tra l’espansione a macchia d’olio di città senza piani urbanistici intelligenti, cambiamenti climatici che impoveriscono e desertificano il suolo e l’avanzamento della natura negli spazi abbandonati dall’uomo. L’agricoltura italiana perde terreno. Letteralmente. È come se ogni neonato italiano portasse nella culla 135 metri quadrati di cemento. L’aumento del consumo di suolo, per Ispra, non va di pari passo con la crescita demografica e in Italia cresce più il cemento che la popolazione: nel 2019 nascono 420 mila bambini e solo 404 mila nel 2020, ma intanto il suolo impermeabilizzato avanza di 57 chilometri quadrati all’anno. Il ritmo di questa distruzione è di 2 mq al secondo.

Lo spreco di suolo non si ferma nemmeno nelle aree a rischio idrogeologico e sismico. La Liguria è la regione con il valore più alto di suolo impermeabilizzato in aree a pericolosità idraulica elevata (quasi il 30%). Il cemento ricopre il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta. Ma non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “consumo di suolo zero”. E si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

Agricoltura, speranza per i giovani. Meno suolo a disposizione significa meno biodiversità, maggiori rischi idrogeologici, meno terreni fertili da coltivare. Proprio in questo periodo, nel quale l’agricoltura rappresenta una speranza e una risorsa per le nuove generazioni, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato del lavoro nel 2020. Nonostante la crisi provocata dall’emergenza Covid, infatti, si registra uno storico balzo del 14% del numero di giovani imprenditori agricoli, rispetto a cinque anni fa (analisi Coldiretti su dati Unioncamere). Sono oltre 55 mila gli under 35 alla guida di imprese agricole e allevamenti e l’Italia è leader europeo nel numero di aziende condotte da giovani, anche grazie alla svolta green nei consumi e nel lavoro. I numeri potrebbero essere addirittura più consistenti senza gli ostacoli frapposti dalla burocrazia proprio a coloro che vorrebbero costruirsi un futuro in campagna. Oltre un giovane su due (il 55%) fra i quasi 39mila che hanno presentato domanda per l’insediamento in agricoltura, denuncia Coldiretti, si è visto respingere il proprio progetto imprenditoriale a causa degli errori di programmazione delle amministrazioni regionali, con il rischio di perdere i fondi messi a disposizione dall’Unione europea.

Una delle regioni virtuose in questo settore è il Lazio, che ha appena deliberato lo stanziamento di altri 15 milioni di euro per giovani agricoltori, nell’ambito del programma di sviluppo rurale della regione. Grazie ai fondi strutturali europei 2014-2020, nelle cinque province tra il mar Tirreno e l’Appennino centrale sono nate 1.748 start up agricole.

Non solo consumo di suolo. In quasi un terzo del Paese è aumentato (dal 2012 ad oggi) il degrado del territorio dovuto anche ad altri cambiamenti di uso del suolo, alla perdita di produttività e di carbonio organico, all’erosione, alla frammentazione e al deterioramento degli habitat. Banca Etica, come se tutto questo non bastasse, ricorda che la desertificazione colpisce l’8% del territorio dell’Unione europea e in particolare l’Europa meridionale, orientale e centrale. Sono circa 14 milioni gli ettari sensibili al fenomeno, fino a pochi anni fa estraneo al nostro continente. La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione ha dichiarato a rischio 13 Stati membri dell’Ue, tra i quali l’Italia.

Se i terreni agricoli diminuiscono e il deserto ha ormai attraversato il Mediterraneo, le foreste sono in espansione. In Italia hanno raggiunto livelli mai visti prima nel corso degli ultimi secoli: 11,4 milioni di ettari, comprese le aree boscate come gli arbusteti, pari a quasi il 40% della superficie nazionale, con un incremento del 75% negli ultimi 80 anni.

In montagna i boschi hanno occupato terreni incolti per lo spopolamento delle valli e quelli non più utilizzati per i pascoli. Altre terre perse per l’agricoltura. Forse è proprio dalle aree interne del Paese che occorre ripartire, con azioni di protezione del suolo e un uso sostenibile di terra e acqua, nella speranza di fermare il degrado dei terreni.

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