Cartoni e libri per ogni età: così i bambini imparano ad amare l'ambiente

L’ambientalismo come lo conosciamo oggi non esisteva ancora, ma loro c’erano già. Paffuti, colorati, simpatici e soprattutto molto impegnati ...

Ultimo aggiornamento:21/11/2020 07:48:36

L’ambientalismo come lo conosciamo oggi non esisteva ancora, ma loro c’erano già. Paffuti, colorati, simpatici e soprattutto molto impegnati nella difesa del pianeta. Nati da una serie a fumetti negli Anni '70, i Barbapapà possono essere considerati i pionieri dei cartoni animati ecologisti, un filone che ha attraversato gli ultimi quarant'anni offrendo spunti e simboli ancora attualissimi. Il tema della natura è da sempre protagonista nelle avventure dei personaggi di cartoni e fumetti.

Heidi, Il Re Leone e Peppa Pig: la natura è un cartoon


Basta pensare al filo diretto che lega i Puffi a Madre Natura, al richiamo che le montagne esercitano su Heidi o allo straordinario e primordiale rapporto tra la Pimpa e gli alberi, i fiori, le nuvole, le stelle. In questi anni la crisi climatica è emersa in tutta la sua drammaticità, sono arrivati Greta, i Fridays for future e, anche se un po’ lentamente, la sensibilità su questi temi sta cambiando.
Heidi 

Quindi non stupisce che oggi Masha e Orso conducano una vita nel bosco basata su una sorta di autosostentamento, lontana da città e agenti inquinanti, praticamente a impatto zero. Oppure che Peppa Pig dedichi intere puntate a spiegare come riciclare i rifiuti in modo corretto. Per non parlare dei volumi con le storie illustrate, che su questo tema neanche si contano più e ormai rappresentano una categoria a sé.

“Fino a una decina di anni fa libri e cartoni animati per i bambini avevano come unico scopo l’intrattenimento” spiega Maddalena Tinazzi, pedagogista e grande sostenitrice dei prodotti di narrativa come strumento di formazione. “Oggi lo scenario è cambiato radicalmente perché si sta consolidando un nuovo tipo di esperienza che assume anche risvolti didattici”. La chiave di accesso alla coscienza (e all’attenzione) dei bambini restano i personaggi, siano essi individui reali (come le principesse di Frozen), animali dalle sembianze umane (vedi il pesce Nemo) o esseri frutto della fantasia (come Shrek o i robot). Più lo spettatore si identifica in loro, più aumenta il coinvolgimento. Sotto questo aspetto la storia non è cambiata di una virgola.

“Il bambino si rispecchia nei personaggi ed è naturalmente portato a farsi delle domande - prosegue Tinazzi -. I più piccoli sono colpiti da quello che tocca la loro quotidianità e ragionano in modo molto concreto. Spesso non hanno bisogno di essere guidati in un ragionamento che porta a una morale, semplicemente ci arrivano da soli”.

Certo, con il passare del tempo i modelli sono cambiati e la logica che sta dietro alla costruzione dei personaggi si è evoluta. Per esempio, con buona pace di Capitan Planet e dei Planeteers (tra i primi esempi di ecologisti difensori della Terra), sembra passato un po’ di moda il modello del personaggio eroe che da solo è in grado di cambiare il destino del mondo.

“L’ecosistema in cui viviamo è complesso, le sue sorti non possono essere ricondotte a un solo individuo - aggiunge Tinazzi -. Il bambino deve rendersi conto di questa dimensione collettiva facendo i conti con la realtà che ci circonda e anche con una sorta di responsabilità individuale”. Questo meccanismo costituisce una grande opportunità educativa, ma ovviamente nasconde anche dei rischi.

“Un errore che si commette spesso è quello di spostare troppo la responsabilità sui bambini - sostiene Gianpaolo Ragusa, psicologo dell’infanzia e psicosomatologo -. Non bisogna pensare che il bambino possa fare questo percorso di apprendimento da solo, senza l’aiuto degli adulti. A volte consideriamo il bambino una sorta di Dalai Lama che si immerge in una storia e poi torna nella società avendo acquisito tutte le risposte che gli servono. Ma così facendo lo mettiamo nei guai, perché gli affidiamo competenze e aspettative che lui non può gestire in autonomia”. 

La reazione agli stimoli e ai ritmi della narrazione è uno degli aspetti più cari ad autori, scrittori e illustratori che sperimentano ogni giorno nuove formule per conquistare l’attenzione dei più piccoli. “Oggi nei libri per bambini c’è tanta realtà e questo permette a chi ascolta, osserva e legge di trovare se stesso e identificarsi immediatamente” racconta Elisa Mazzoli, autrice di libri illustrati per ragazzi. “È un meccanismo empatico che porta il lettore a sperimentare quelle che si chiamano prove emotive, vedersi dentro la storia li aiuta a elaborare concetti nuovi”. Parlando di ambientalismo e clima verrebbe da pensare anche a un potenziale effetto indesiderato. E cioè: mettere in primo piano la realtà, raccontare il mondo per quello che è con le sue brutture, i suoi problemi e i suoi drammi, non rischia di suscitare un sentimento di repulsione verso la storia e i personaggi anziché stimolare l’attenzione e quindi la crescita di un pensiero critico? “Noi raccontiamo la vita con le sue cadute e le sue riprese, questo avviene metaforicamente con tutte le emozioni - precisa Mazzoli -. Il bambino non solo è in grado, ma ha voglia di elaborare punti critici e valori. Come sosteneva Gianni Rodari, i bambini devono girare sulla giostra della realtà e poi prendere il volo con la fantasia. I risultati sono grandiosi”.

Una delle sintesi migliori di questo esercizio narrativo trova forma nelle opere del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, autore di opere come Principessa Mononoke, La città incantata e Nausicaa. Un concentrato di raffinata immaginazione che si mischia alla vita reale condito da altruismo, sensibilità e soprattutto speranza. Quella non dovrebbe mancare mai se non vogliamo fare la fine di Wall-E, il robot protagonista del cartone animato firmato Pixar che si ritrova ad abitare la Terra da solo, quando ormai tutti gli abitanti se ne sono andati e a popolare il globo sono rimasti soltanto cumuli di rifiuti.

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